Dario Tironi è Nato a Bergamo nel 1980.
Ha ricevuto la laurea in scultura con il massimo dei voti presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.
Attraverso l'uso di diversi media e linguaggi espressivi la ricerca artistica di
Dario Tironi rimanda a particolari temi e problematiche che caratterizzano la società contemporanea come i risvolti ecologici e le conseguenze dell'attività umana sull'ambiente, gli squilibri globali, le contraddizioni di un ordinamento sociale basato sull'ideologia capitalista e consumista, l'alienazione dell'essere umano imbrigliato nell' individualismo esistenziale.
Nel complesso, il suo lavoro appare teso nel difficile equilibrio tra una partecipazione schietta e "
nuovo realista" alla
materialità anche invasiva dei nostri tempi e una sorta di tensione ideale e malinconica, benché bilanciata da un'estetica vivace, verso la ricerca di una armonia che si potrebbe definire
classica.
Nella sua pratica artistica si serve di una moltitudine di materiali eterogenei, spesso presi dalla quotidianità, oggetti trovati e materiali di scarto, prodotti della contemporanea "
Era della plastica":
accessori, apparecchi tecnologici, giocattoli e bambole, elettrodomestici e soprammobili, gadget di ogni tipo e prodotti di massa.
L'utilizzo di questo materiale, quale elemento caratterizzante la sua originale cifra stilistica, assume un valore intrinseco in quanto prodotto tangibile della nostra società, e gli oggetti, caricati di simbolismi e reminiscenze, acquistano la capacità di descrivere l'
identità culturale e il gusto estetico ma anche, proprio in virtù della loro obsolescenza, i futili desideri ed i bisogni indotti.
Ha esposto in numerose mostre collettive e personali. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero, oltre che in permanenza presso il
Museo della scienza e della tecnica Leonardo Da Vinci di Milano e
Il Vittoriale degli Italiani a Gardone.
Licinia Visconti ha preparato un video del quale sono protagonisti
Dario Tironi e
Koji Yoshida che, per iniziativa della Galleria Conarte di Savona, espongono le loro opere contemporaneamente nelle sale della stessa e sulla Fortezza del Priamàr.
I due artisti lombardi -- Yoshida è nato a Varese e Tironi a Bergamo -- presentano una serie di "uomini" difficilmente definibili: uomini tecnologici o uomini spazzatura?
Le definizioni sono entrambe appropriate in quanto vincolate alle finalità che si sono proposti.
Il punto di partenza corrisponde ad una delle preoccupazioni che più affliggono l'
uomo contemporaneo, ossia l'enorme produzione di scarti che giorno dopo giorno si accumulano in ogni parte del mondo e che talora sembrano in grado di sommergerlo, senza contare l'elevato livello di spreco che questo comporta.
D'altra parte ci si chiede quale sia il prezzo della tecnologia, la cui continua evoluzione trasforma in detriti inutili oggetti ancora perfettamente funzionali.
Le statue in mostra non sembrano volersi accodare alle molte denunce che artisti di vari paesi hanno formulato negli ultimi anni, ma trasformare in elementi di singolare attrazione i vari j'accuse e le numerose preoccupazioni.
Vanno oltre e sembrano domandarsi se l'uomo sia ancora il protagonista del proprio destino o non invece un manichino eterodiretto, non più in grado di decidere con la propria volontà ma solo succubo di quanto gli viene proposto (o imposto?).
Ecco l'interrogativo che gli uomini disanimati di
Tironi e
Yoshida, fatti di un'accozzaglia di detriti tecnologici, sembrano proporre a chi li guarda, invitato dagli autori a riappropriarsi del proprio futuro.
Aldo Maria Pero
Ivan Morra con Dario Tironi
