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Pino Pascali Il vichingo, 1965 Morra Arte Studio
Pino Pascali nasce a Bari nel 1935; in seguito la famiglia si trasferisce a Polignano a Mare. Diplomatosi a Napoli presso il Liceo artistico, nel 1956 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Roma dove segue il corso di scenografia di Toti Scialoja. In questi anni comincia a frequentare gli artisti del cosiddetto Gruppo di Piazza del Popolo e inizia a lavorare come aiuto scenografo in alcune produzioni Rai collaborando con lo Studio Saraceni e la Lodolofilm come scenografo e grafico per la pubblicità televisiva. Con quest'ultima, grazie al legame di amicizia con Sandro Lodolo, lavorerà fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1968. I lavori per la pubblicità realizzati da Pino Pascali fra il 1958 ed il 1968 – purtroppo ancora poco noti al grande pubblico – hanno pian piano guadagnato un posto di alto interesse e larga considerazione nel mondo artistico, tanto da definirli, al pari delle altre sue opere pittoriche o scultoree, creazioni di indiscutibile gusto e capacità creativa. Questa opinione ha definitivamente scavalcato la perplessità iniziale di alcuni che, non riconoscendone la libertà espressiva, perché frutto di commissioni lavorative, avrebbero voluto declassarli ad un livello senza alcun pregio artistico o addirittura insabbiarne l’esistenza, ritenendoli dannosi all’immagine dell’artista. La Lodolofilm, di cui Lodolo era titolare, fu per Pino l’occasione per spaziare in un ambiente artistico non scultoreo e poco scenografico che gli diede l’opportunità di giocare con altre e diverse realtà artistiche. Sì, perché Pascali, nello stesso momento, continuava a creare le opere scultoree che venivano esposte da Plinio De Martiis, da Sperone a Torino o a L’Attico di Sargentini. E da questo lavoro parallelo, poco conosciuto - e anche per questo squisitamente prezioso - ne esce un Pascali versatile dal carattere poliedrico, che si impegna nella grafica così come nella scultura, nel decoro leggero a china o grafite così come nell’impiego della terra o del legno. Un Pascali, insomma, che non tradisce la sua natura giocosa e divertita e che, come sempre, nasconde l’ironia dietro le sue opere ed il gioco dietro il lavoro. Pascali, quindi, come Warhol, esordisce come grafico. E nella grafica e nei lavori per la pubblicità c’è da notare che, così come nella sua produzione scultorea, non fu mai ripetitivo. Scorrendo i disegni e i bozzetti dei personaggi, ci si trova in una lunghissima carrellata di tecniche, stili e scelte di materiali che danno esempi così ampi da non poter non destare interesse e curiosità. E che offre innegabilmente strumenti e riferimenti importanti per una comprensione ancora più approfondita dell’opera di Pino. Il settore pubblicitario non fu l’unico a cui Pascali dedicò il suo lavoro. Nel 1963 Tullio Zitkowsky, che era stato suo compagno di corso all’Accademia di Belle Arti, e che lavorava come scenografo alla RAI, lo introdusse come assistente scenografo di Carlo Cesarini da Senigallia nella lavorazione di un nuovo programma televisivo. Fu così che Pascali lavorò per lo spettacolo di varietà La biblioteca di Studio Uno (1963), Napoli contro tutti (1964), per lo sceneggiato RAI Il Conte di Montecristo (1964) e Scala Reale (1965). Emerge chiaramente che Pino Pascali non ha lavorato nella pubblicità per ripiego, ma per vera sintonia col suo estro. Certo, i disegni per la pubblicità sono ben diversi dalle opere museali, ma solo per il risultato finale. Pino resta lo stesso, con la stessa inventiva, la stessa energia, la stessa volontà di ricerca. In lui il germe della grande scultura prendeva forma e cresceva negli schizzi e nei bozzetti per poi diventare grande e monumentale nei dinosauri e nei carri armati. Gesti che non sono sfuggiti all’attenta valutazione da parte di critici di spicco come Alberto Boatto, Vittorio Rubiu, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti, Anna D’Elia e Livia Velani. Nel gennaio del 1965 espone presso la Galleria la Tartaruga di Plinio de Martiis opere fra cui Pezzi di donne, Muro di pietra e Ruderi sul prato, mentre in aprile presenta il Teatrino alla libreria Feltrinelli. In estate realizza per la Galleria La Salita l'installazione-performance Requiescat: funerale di Corradino di Svevia e dell'arte del momento, in cui egli stesso è l'officiante. L'anno dopo presenta il ciclo delle armi presso la Galleria Sperone di Torino e comincia a lavorare alle prime opere in tela bianca su centine. In autunno tiene una mostra da Fabio Sargentini presentando le serie degli animali e dei trofei e i lavori Il mare, Barca che affonda, Balene. La sua prima personale all'estero è ospitata nel 1967 dalla Thelen Galerie di Essen in Germania. In giugno presenta un ciclo di nuove opere ispirate agli elementi della natura: Pozzanghere, 1 metro cubo di terra e 2 metri cubi di terra (che esporrà anche alla mostra a cura di Germano Celant Arte povera – Im spazio a Genova). Alla mostra Exhibition of Italian contemporary art a Tokyo e Kyoto, presenta Ricostruzione della balena. In ottobre espone Campi coltivati, Cornice di fieno e Canali di irrigazione alla galleria Jolas di Milano, presentato da Cesare Brandi. In dicembre alla Galleria Nazionale di arte moderna di Roma, insieme a Eliseo Mattiacci presenta Campi arati e Canali di irrigazione. Sempre nel 1967: Premio Modigliani a Livorno; Realtà dell'immagine e strutture della visione al Cerchio di Roma; Oltre la scultura a Pescara, Expo 67 a Montreal; Salone internazionale dei giovani, a Palazzo Ancarani a Spoleto; Proposte Uno ad Avezzano; Mostra di arte contemporanea a Tokyo; V Biennale dei Giovani a Parigi; III Rassegna arte del Mezzogiorno a Napoli; IX Biennale di San Paolo; Art Objectif a Parigi. A marzo del 1968 Giulio Carlo Argan presenta per la prima volta alla Jolas Galerie di Parigi i suoi Bachi da setola. Lo stesso anno partecipa con una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia. A seguito di un incidente motociclistico muore in settembre a mostra ancora aperta, a conclusione della quale gli viene assegnato il Premio internazionale per la Scultura.  
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Pino Pascali

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Pino Pascali - Il vichingo, 1965

Il vichingo, 1965

Il vichingo di Pino Pascali è realizzata in tecnica mista su carta cm. 22 x 28 , anno 1965.

Tecnica mista su carta
Opera unica
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Pino Pascali - La cortigiana, 1965

La cortigiana, 1965

La cortigiana di Pino Pascali è realizzata in tecnica mista, pennarelli, pastelli e matite a cera su carta cm. 22 x 12,4 , anno 1965.

Tecnica mista su carta
Opera unica
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