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Giulio Turcato, “Acropoli” (1971): materia e colore nello spazio dell’astrazione

Giulio Turcato, “Acropoli” (1971): materia e colore nello spazio dell’astrazione

7 Agosto 2026

Morra Arte Studio presenta una nuova acquisizione di Giulio Turcato: Acropoli, opera del 1971 realizzata a olio e collage su tela, cm 50 × 70.

Un lavoro che appartiene a una fase particolarmente significativa della ricerca dell'artista, nella quale colore, materia e spazio diventano elementi di un linguaggio ormai pienamente maturo, libero dai riferimenti figurativi tradizionali e aperto alla sperimentazione con materiali e superfici.

Giulio Turcato
Acropoli
1971 - Olio e collage su tela cm 50 × 70
L'opera è accompagnata da certificato di autenticità dell'Archivio Giulio Turcato, a cura di Martina Caruso, Roma, datato 9 luglio 2026.

Giulio Turcato e la ricerca astratta italiana

Giulio Turcato è stato uno dei protagonisti dell'astrattismo italiano del secondo dopoguerra. Nato a Mantova nel 1912 e formatosi a Venezia, dopo il trasferimento a Roma partecipa attivamente al profondo rinnovamento dell'arte italiana degli anni Quaranta e Cinquanta.

Nel 1947 è tra i fondatori di Forma 1, insieme ad artisti come Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Pietro Consagra e Antonio Sanfilippo. L'esperienza del gruppo segna una scelta decisiva in favore dell'astrazione e della centralità degli elementi propri della pittura: forma, segno, composizione e soprattutto colore.

Nel corso degli anni Turcato sviluppa però una ricerca estremamente personale, difficile da circoscrivere all'interno di una singola corrente. Il suo interesse si sposta progressivamente dalla struttura della composizione alla capacità del colore e della materia di modificare la percezione dello spazio pittorico.

Dal colore alla materia: la sperimentazione di Turcato

Tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta la pittura di Turcato entra in una fase di intensa sperimentazione tecnica e materica. Alla tradizionale pittura a olio si affiancano colle, sabbie, polveri fluorescenti, materiali industriali, inserti e collage.

Il materiale non viene utilizzato come semplice elemento decorativo: diventa parte integrante della costruzione dell'immagine. Nei lavori di questo periodo la superficie del quadro acquista spessore, irregolarità e differenti capacità di riflettere la luce.

Questa ricerca emerge in cicli fondamentali come Fuori dello spettro, La pelle e soprattutto nelle celebri Superfici lunari avviate negli anni Sessanta, nelle quali Turcato arriva a utilizzare persino la gommapiuma come supporto pittorico, trasformandone le irregolarità in una sorta di paesaggio cosmico.

Anche il collage entra stabilmente nel suo vocabolario. Già nei lavori dei primi anni Sessanta l'inserimento di materiali diversi permette all'artista di interrompere l'uniformità della tela e di creare superfici nelle quali pittura e materia interagiscono direttamente.

“Acropoli”, 1971: un'opera della piena maturità

È in questo percorso che si colloca Acropoli (1971).

La datazione è particolarmente interessante. L'opera nasce dopo le grandi sperimentazioni degli anni Sessanta e immediatamente prima di una nuova fase nella quale Turcato estenderà sempre più la propria ricerca alla dimensione tridimensionale, realizzando all'inizio degli anni Settanta le forme plastiche delle Oceaniche e successivamente delle Libertà.

Acropoli si trova quindi in un momento di passaggio e insieme di piena maturità: la superficie della tela continua a essere il campo dell'azione pittorica, ma la presenza del collage introduce elementi fisici che acquistano una propria consistenza nello spazio.

Su un fondo blu intenso, profondo e quasi cosmico, Turcato concentra una struttura composta da forme cromatiche e materiali sovrapposti. Le sagome arancioni emergono con forza dal campo blu, mentre gli inserti materici interrompono la continuità della superficie creando differenti densità visive.

È proprio il contrasto tra la profondità apparentemente illimitata del colore e la concretezza degli elementi applicati sulla tela a generare la tensione dell'opera. Il colore suggerisce lo spazio, mentre la materia lo rende fisicamente percepibile.

Un'“Acropoli” senza figurazione

Il titolo introduce inoltre una suggestione particolare. L'acropoli, nell'immaginario storico, è una struttura elevata, una concentrazione di edifici e forme che domina e organizza lo spazio circostante. Turcato, tuttavia, non ne propone una rappresentazione riconoscibile.

Non c'è una città da osservare né un'architettura da ricostruire. L'idea dell'acropoli sembra piuttosto essere trasferita all'interno del linguaggio astratto: un nucleo di forme che si aggregano, si sovrappongono e sembrano emergere dal grande campo cromatico che le circonda.

La materia collocata al centro della composizione può così suggerire una sorta di cittadella sospesa, un organismo autonomo costruito attraverso rapporti di colore, consistenza e forma.

È un procedimento tipico della poetica di Turcato: partire da un titolo capace di evocare qualcosa di riconoscibile — un luogo, un fenomeno naturale, un organismo, il cosmo — senza trasformarlo in una rappresentazione descrittiva. L'immagine nasce invece dalle possibilità autonome della pittura.

Colore e spazio negli anni Settanta

Nei dipinti dei primi anni Settanta Turcato continua infatti ad approfondire il rapporto tra forma e colore. Il segno, le campiture cromatiche e gli elementi materici non descrivono necessariamente qualcosa di esistente, ma costruiscono uno spazio nuovo, regolato dalle loro reciproche tensioni.

Acropoli testimonia efficacemente questa fase. Il blu non funziona soltanto come sfondo: diventa uno spazio nel quale le altre forme sembrano galleggiare. Gli elementi più caldi e materici, concentrati nella composizione, acquistano invece una presenza quasi fisica.

Ne deriva quell'ambiguità tra superficie e profondità che attraversa gran parte della produzione più sperimentale dell'artista: la tela rimane dichiaratamente bidimensionale ma, attraverso colore e materia, sembra continuamente aprirsi verso uno spazio ulteriore.

 

→ Scopri “Acropoli” di Giulio Turcato e consulta la scheda completa dell'opera

→ Visita la pagina dedicata a Giulio Turcato

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