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Mario Schifano, “Quercia” (1980): la natura tra gesto, colore e immagine

Mario Schifano, “Quercia” (1980): la natura tra gesto, colore e immagine

8 Settembre 2026

Morra Arte Studio presenta una nuova acquisizione di Mario Schifano: Quercia, opera unica del 1980 realizzata con smalto, pastello e Perspex su tela, cm 70 × 90.

Una superficie dominata da un rosso intenso e gestuale lascia emergere, quasi per sottrazione, la presenza dell'albero. La quercia non viene descritta naturalisticamente: Schifano la trasforma in un'immagine essenziale, immediata, costruita attraverso colore, segno e spazio.

L'opera appartiene a un momento particolarmente significativo del percorso dell'artista, quando, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta, il ritorno alla pittura coincide con una rinnovata attenzione per la natura: alberi, campi, fiori, acqua e paesaggi diventano nuovamente protagonisti di una ricerca che Schifano aveva iniziato ad affrontare già negli anni Sessanta.

Mario Schifano: dalla Pop Art a un linguaggio senza confini

Mario Schifano nasce a Homs, in Libia, nel 1934 e cresce artisticamente nella Roma del dopoguerra. Dopo un primo periodo vicino all'Informale, tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta sviluppa i celebri monocromi, nei quali la superficie pittorica assume già l'aspetto di uno schermo.

Nel 1962 partecipa a New York alla storica mostra The New Realists, insieme ad artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jim Dine e Mimmo Rotella. È il momento nel quale Schifano viene associato più direttamente alla Pop Art, anche grazie alle opere dedicate ai marchi della società dei consumi, come Coca-Cola ed Esso.

Ma ridurre Schifano alla Pop Art significherebbe descrivere soltanto una parte della sua ricerca. Già dal 1963 l'artista torna a confrontarsi con paesaggio, natura e storia dell'arte, mentre fotografia, cinema e televisione diventano progressivamente nuovi strumenti attraverso i quali osservare e rielaborare il mondo.

Nel corso della sua carriera lavora infatti con pittura, fotografia, pellicola cinematografica, immagini televisive, collage e materiali industriali, mantenendo costante una straordinaria capacità di trasformare qualsiasi immagine in materia pittorica.

Un approfondimento biografico sull'artista è disponibile anche nel Dizionario Biografico Treccani e nella documentazione della recente retrospettiva del Palazzo Esposizioni Roma.

La natura nell'opera di Schifano

Il rapporto di Schifano con la natura ha origini lontane. Già negli anni Sessanta compaiono gli Alberi e i celebri Paesaggi anemici, nei quali il paesaggio non viene riprodotto secondo la tradizione, ma ridotto a pochi elementi essenziali: linee d'orizzonte, frammenti, profili e segni.

La natura di Schifano è infatti quasi sempre una natura mediata dall'immagine. L'artista guarda il paesaggio attraverso fotografie, cinema, televisione, illustrazioni e memoria visiva, per poi riportarlo sulla tela con un linguaggio radicalmente pittorico.

Alberi, montagne, palme e campi diventano così contemporaneamente immagini riconoscibili e segni. Ciò che conta non è descrivere fedelmente il soggetto, ma trasformarlo attraverso il gesto e il colore.

Questa linea attraversa gran parte della sua produzione ed è ben rappresentata anche dalle opere presenti nel catalogo di Morra Arte Studio: dal Paesaggio anemico 1973 fino alla Palma del 1980, per arrivare agli Orti botanici degli anni Ottanta e ad Acquatico dei primi anni Novanta.

 

1980: il ritorno alla pittura

Quercia è realizzata nel 1980, una data che permette di collocarla in un momento di passaggio fondamentale.

Durante gli anni Settanta Schifano aveva intensamente sperimentato con fotografia e televisione. A partire dal 1970 aveva trasferito immagini televisive su tele emulsionate, intervenendo successivamente con smalti industriali nei cicli dei Paesaggi TV e dei Personaggi TV.

Nella seconda metà del decennio, tuttavia, la pittura torna progressivamente al centro del suo lavoro. Il colore recupera una presenza autonoma, il gesto diventa più diretto e il rapporto con il soggetto più fisico e immediato.

Proprio nel 1980 Schifano presenta a Venezia la mostra Naturale sconosciuto: un titolo particolarmente significativo perché sintetizza bene il nuovo confronto dell'artista con il mondo naturale.

Negli anni immediatamente successivi questa direzione porterà a numerosi cicli dedicati alla vegetazione e al paesaggio, tra cui gli Orti botanici, i Gigli d'acqua e i Campi di grano.

Quercia si colloca quindi esattamente sulla soglia di questa stagione.

“Quercia”: l'albero come immagine essenziale

In Quercia il soggetto appartiene alla più antica tradizione del paesaggio, ma Schifano lo affronta eliminando quasi completamente qualsiasi intento descrittivo.

L'albero non è inserito all'interno di un ambiente riconoscibile. Non esistono una prospettiva tradizionale o un paesaggio da osservare: la quercia diventa essa stessa l'immagine.

La composizione è dominata da ampie e rapide stesure di rosso, applicate con una gestualità evidente. Il colore si addensa, cola, lascia intravedere il movimento fisico con cui è stato depositato sulla superficie.

Al centro, il bianco produce invece una forte apertura visiva. È proprio attraverso il rapporto tra pieno e vuoto che la forma dell'albero può essere percepita: non tanto disegnata in maniera tradizionale, quanto fatta emergere dal contrasto con la materia cromatica che la circonda.

Il risultato è simultaneamente figurativo e astratto. Da una parte riconosciamo un albero; dall'altra lo sguardo viene catturato soprattutto dalla forza autonoma delle pennellate, delle colature e del colore.

Il rosso: natura senza “colore naturale”

Uno degli aspetti più evidenti di Quercia è proprio la distanza da qualsiasi idea tradizionale di colore naturalistico.

Schifano non ha bisogno del verde per raccontare un albero. Il rosso libera il soggetto dall'obbligo della somiglianza e lo trasforma in presenza visiva ed emotiva.

È un procedimento profondamente coerente con il suo linguaggio. La realtà fornisce un'immagine di partenza, ma la pittura possiede regole proprie. Un albero può quindi essere rosso, un paesaggio può ridursi a una linea, un cielo può diventare una campitura artificiale.

La natura non viene imitata: viene reinventata.

Da questo punto di vista Quercia mostra bene come il ritorno alla pittura degli anni Ottanta non rappresenti per Schifano un ritorno alla tradizione. Il soggetto naturale diventa piuttosto il pretesto per riaffermare la libertà del gesto e del colore.

Smalto, pastello e Perspex: più livelli di immagine

La tecnica dell'opera è altrettanto significativa: smalto, pastello e Perspex su tela.

Lo smalto è uno dei materiali più caratteristici della produzione di Schifano. Nato come vernice industriale, permette colori intensi, superfici lucide e tempi di asciugatura rapidi, perfettamente compatibili con la velocità esecutiva dell'artista.

Il pastello introduce invece una qualità differente del segno: più leggera, grafica e immediata, capace di sovrapporsi alla forza materica dello smalto.

Il Perspex aggiunge infine un ulteriore piano alla costruzione dell'immagine. Schifano aveva iniziato già negli anni Sessanta a utilizzare lastre trasparenti o colorate sovrapposte alle tele, quasi fossero filtri o schermi.

È un elemento particolarmente coerente con un artista che per tutta la vita ha riflettuto sulla superficie attraverso la quale vediamo le immagini: prima la tela, poi il cinema, la televisione, la fotografia e infine lo stesso materiale trasparente posto davanti alla pittura.

In Quercia, pittura e segno convivono quindi con una superficie ulteriore, rafforzando quella tensione tra immagine naturale e immagine mediata che percorre gran parte dell'opera di Schifano.

Dall'albero agli “Orti botanici”

Osservata nel contesto della produzione successiva, Quercia appare anche come una significativa anticipazione del grande sviluppo che i soggetti naturali avranno durante gli anni Ottanta.

Schifano continuerà infatti a dipingere alberi, palme, fiori, campi, acqua e vegetazione, con una pittura sempre più ricca e fisica, caratterizzata da forti accensioni cromatiche.

Tra i lavori presenti nel catalogo Morra Arte Studio, la relazione è evidente con Orto botanico, appartenente proprio a una delle serie più note del decennio, e con la Palma, anch'essa datata 1980.

Due alberi differenti, dunque, ma soprattutto due occasioni per trasformare il dato naturale attraverso la pittura.

Anche nelle opere successive come Rudere 1987 o Acquatico, il paesaggio continua a essere per Schifano uno spazio nel quale immagine, memoria e gesto pittorico possono continuamente ricombinarsi.

Un albero dentro il flusso delle immagini

C'è infine un elemento che rende particolarmente riconoscibile la relazione di Schifano con la natura.

L'artista appartiene a una generazione che assiste alla progressiva trasformazione del mondo in immagine riprodotta: fotografia, pubblicità, cinema e soprattutto televisione moltiplicano continuamente ciò che può essere visto.

Schifano comprende molto presto questa trasformazione e costruisce buona parte del proprio lavoro proprio sul confine tra esperienza diretta e immagine mediata.

Anche un soggetto antico e apparentemente elementare come un albero entra così in questo flusso. La quercia non è semplicemente “davanti” all'artista per essere copiata: viene ricordata, filtrata, ridotta a segno e infine ricostruita sulla superficie.

Ma nel 1980 qualcosa cambia rispetto alle sperimentazioni più tecnologiche del decennio precedente: la pittura torna a imporsi con la propria fisicità.

Le colature, i segni e l'intensità dello smalto riportano l'immagine al gesto che l'ha prodotta.

In Quercia, natura e immagine tornano così a incontrarsi attraverso il piacere immediato della pittura.

Mario Schifano, Quercia

Mario Schifano

Quercia

1980

Smalto, pastello e Perspex su tela

cm 70 × 90

Opera unica

 

L'opera è accompagnata da certificato di autenticità rilasciato dall'Archivio Mario Schifano, Roma, a cura di Monica De Bei Schifano.

🔎 Consulta la scheda completa di “Quercia”

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