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Morra Arte Studio presenta una nuova importante acquisizione: Carro di guai di Mimmo Paladino, opera unica del 1983, realizzata in tecnica mista e assemblaggio su tela. Con le sue notevoli dimensioni – 225 × 139 cm – il lavoro appartiene a una fase decisiva della ricerca dell'artista, quando pittura, oggetto e scultura iniziano a fondersi in un unico spazio espressivo.
Nato a Paduli, in provincia di Benevento, nel 1948, Mimmo Paladino è uno dei protagonisti della Transavanguardia italiana, la stagione artistica teorizzata da Achille Bonito Oliva tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta.
Dopo le esperienze concettuali dei primi anni della sua attività, Paladino recupera progressivamente il disegno, la pittura e la figura, costruendo un universo visivo nel quale convivono segni arcaici, maschere, animali, figure umane, elementi geometrici e presenze enigmatiche. Le sue immagini sembrano provenire da una memoria remota e collettiva: suggestioni dell'arte etrusca, egizia, greco-romana, paleocristiana e medievale vengono rielaborate fino a diventare parte di un alfabeto completamente personale.
Nel 1980 Paladino partecipa, insieme a Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi e Nicola De Maria, alla sezione Aperto '80 della Biennale di Venezia, uno degli eventi che sanciscono l'affermazione internazionale della Transavanguardia. La sua carriera assume rapidamente una dimensione internazionale, mentre la ricerca si estende dalla pittura alla scultura, all'incisione, all'installazione e successivamente anche alla scenografia e al cinema.
Una sintesi della sua vicenda artistica è disponibile anche nella biografia di Mimmo Paladino pubblicata da Treccani.

Carro di guai di Mimmo Paladino è realizzata in Tecnica mista e assemblaggio su tela cm. 225 x 139, anno 1983.
Realizzato nel 1983, Carro di guai nasce proprio nel periodo in cui Paladino approfondisce uno degli aspetti più originali della propria ricerca: il superamento della tradizionale separazione tra pittura e scultura. Elementi tridimensionali vengono applicati alla superficie della tela e ciò che normalmente appartiene allo spazio della rappresentazione entra fisicamente nello spazio reale.
In quest'opera il procedimento è immediatamente evidente. Alla superficie dipinta si sovrappone nella parte superiore un elemento tridimensionale dotato di ruote, che rompe il perimetro regolare della tela e rende concreta l'allusione contenuta nel titolo. Il “carro” non viene semplicemente rappresentato: sembra trasformarsi in presenza fisica, in oggetto.
La grande superficie scura è attraversata da figure chiare e frammentarie. Al centro emerge una presenza antropomorfa raccolta e quasi avvolta su se stessa, mentre nella parte superiore compaiono ulteriori frammenti corporei e forme simili a maschere. Il disegno è essenziale, volutamente lontano dalla descrizione naturalistica: corpi, volti e segni sembrano appartenere più al territorio del simbolo che a quello della narrazione.
Il titolo Carro di guai introduce inevitabilmente una componente narrativa, ma Paladino non costruisce una scena da decifrare secondo una sequenza precisa. Come spesso accade nella sua opera, il significato rimane aperto.
Il carro e le ruote evocano il movimento, il viaggio, il trasporto; al contrario, la figura centrale appare compressa, raccolta, quasi immobilizzata. È proprio questa contraddizione a generare una particolare tensione visiva: qualcosa potrebbe muoversi, ma sembra trattenuto; qualcosa potrebbe accadere, ma rimane sospeso.
Anche la parola “guai” contribuisce a orientare la percezione senza trasformarsi in una spiegazione letterale. Il titolo può suggerire il peso di qualcosa che viene trascinato con sé, una condizione di difficoltà o un destino da trasportare. Tuttavia l'immagine non offre una soluzione definitiva: Paladino mette a disposizione segni e presenze, lasciando allo spettatore il compito di stabilire le relazioni tra loro.
È una caratteristica centrale della sua poetica. Le figure non appartengono a un'epoca identificabile e non illustrano un mito preciso: sembrano piuttosto reperti di una mitologia inventata, frammenti provenienti da una memoria nella quale antico e contemporaneo possono convivere.
La data del 1983 rende Carro di guai particolarmente rappresentativa di una fase fondamentale del percorso di Paladino. Sono gli anni della piena affermazione internazionale della Transavanguardia e, contemporaneamente, gli anni nei quali l'artista porta sempre più decisamente la materia e l'oggetto all'interno della pittura.
La tela non è quindi soltanto il supporto di un'immagine: diventa uno spazio fisico sul quale pittura, disegno e assemblaggio acquistano lo stesso valore. La presenza reale delle ruote accentua questa ambiguità e trasforma l'opera in qualcosa che si colloca deliberatamente a metà strada tra quadro, bassorilievo e oggetto scultoreo.
Alla rilevanza storico-artistica si aggiunge la documentazione dell'opera. Al verso sono presenti data, titolo e firma dell'artista – “1983 / Carro di guai / M. Paladino” – mentre sul telaio figurano due etichette della Galerie Thaddaeus Ropac di Parigi e un'etichetta Theo Waddington Fine Art Inc., Boca Raton. L'opera è inoltre documentata nella monografia Paladino di Bruno Corà, pubblicata da Edizioni Gli Ori nel 2002.
Carro di guai entra oggi nella selezione di opere di Morra Arte Studio, affiancandosi a Amici notturni, dipinto del 1994. Le due opere consentono di osservare momenti differenti della ricerca di Paladino e la persistenza, nel corso degli anni, di alcuni elementi fondamentali del suo linguaggio: la figura, il simbolo, il mistero e il continuo dialogo tra memoria e contemporaneità.
Per approfondire il percorso dell'artista è possibile visitare la pagina dedicata a Mimmo Paladino nel catalogo di Morra Arte Studio.
Per caratteristiche, documentazione e ulteriori informazioni è disponibile la scheda completa di Carro di guai.