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Caos di Piero Dorazio è realizzata in serigrafia a base feltro su carta cm. 65 x 85, anno 1994.
Le sue linee vibranti e intrecciate creano un forte senso di movimento e energia. Sembra quasi che i colori danzino sulla carta, invitando l'occhio a seguirne i percorsi.
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Piero Dorazio nasce a Roma il 29 giugno 1927 e muore a Perugia il 17 maggio 2005. Considerato uno dei maggiori protagonisti dell’astrattismo italiano ed europeo del secondo dopoguerra, svolge un ruolo determinante non soltanto come pittore, ma anche come teorico, organizzatore culturale e promotore dell’arte non figurativa in Italia.
La formazione e l’adesione all’astrattismo
Terminati gli studi classici, frequenta lo studio del pittore Aldo Bandinelli e si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Roma. Le sue prime esperienze pittoriche comprendono paesaggi, nature morte e composizioni influenzate dal Cubismo, ma già nella seconda metà degli anni Quaranta il suo interesse si orienta decisamente verso l’astrazione. La pittura diventa per Dorazio uno strumento di libertà e di rottura nei confronti del clima culturale segnato dal fascismo, dalla guerra e dalla successiva contrapposizione tra arte astratta e realismo sociale.
Nel 1945 partecipa alle attività del gruppo Arte Sociale e nel 1947 figura tra i fondatori e firmatari del manifesto di Forma 1, insieme a Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il gruppo rivendica l’autonomia del linguaggio artistico e afferma la centralità della forma, del colore e della struttura, opponendosi all’idea che l’arte debba necessariamente rappresentare la realtà o trasmettere un contenuto politico attraverso immagini riconoscibili.
Questa posizione influenzerà profondamente l’intero percorso di Dorazio, che farà dell’astrazione una ricerca rigorosa sulle possibilità percettive della pittura. Forma 1 rappresenta infatti uno dei momenti fondamentali della ricostruzione artistica italiana del dopoguerra, perché tenta di conciliare l’impegno politico dei suoi componenti con l’autonomia formale dell’opera d’arte.
Il soggiorno a Parigi e il confronto con le avanguardie europee
Sempre nel 1947 ottiene una borsa di studio per l’École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi, dove soggiorna per circa un anno. Nella capitale francese entra in contatto con alcuni dei maggiori protagonisti dell’avanguardia europea, tra cui Georges Braque, Henri Matisse, Hans Arp, Fernand Léger, Joan Miró e Le Corbusier.
Nello stesso periodo visita Praga e partecipa al Festival mondiale della gioventù. Queste esperienze gli consentono di confrontarsi direttamente con il Cubismo, il Costruttivismo, il Futurismo e le principali ricerche astratte internazionali, superando l’isolamento in cui si trovava gran parte dell’ambiente artistico italiano del dopoguerra.
Il soggiorno parigino assume quindi un’importanza decisiva nella sua formazione. Dorazio ha la possibilità di osservare direttamente le opere dei maestri dell’arte moderna e di inserirsi in un contesto culturale molto più aperto e internazionale rispetto a quello italiano dell’epoca.
L’Age d’Or, la Fondazione Origine e l’attività teorica
Rientrato a Roma, nel 1948 partecipa alla Quadriennale di Roma e intensifica la propria attività espositiva e culturale. Nel 1950 fonda con Achille Perilli e Mino Guerrini la galleria-libreria L’Age d’Or, luogo dedicato alla diffusione delle avanguardie internazionali, delle riviste d’arte e della produzione astratta.
L’Age d’Or diventa uno dei principali punti di riferimento romani per la conoscenza dell’arte contemporanea internazionale. Attraverso esposizioni, pubblicazioni, incontri e iniziative culturali, Dorazio contribuisce a mettere in relazione gli artisti italiani con le ricerche sviluppate in Francia, Germania e negli Stati Uniti.
L’anno successivo partecipa, insieme ad Alberto Burri ed Ettore Colla, alla formazione della Fondazione Origine. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere una ricerca artistica svincolata dalla rappresentazione naturalistica e dalle rigidità ideologiche del realismo.
Parallelamente alla pittura, Dorazio sviluppa un’intensa attività critica e teorica, culminata nel 1955 con la pubblicazione del volume La fantasia dell’arte nella vita moderna, uno dei primi studi italiani dedicati in maniera organica all’arte moderna internazionale. Nel libro l’artista analizza le principali avanguardie del Novecento e sostiene il ruolo dell’arte astratta nella società contemporanea.
Gli Stati Uniti e l’Espressionismo astratto
Nel 1953 viene invitato a un seminario presso la Harvard University e si trasferisce per circa un anno negli Stati Uniti. A New York entra in rapporto con il vivace ambiente dell’Espressionismo astratto, conoscendo artisti quali Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Franz Kline, Marcel Duchamp e Helen Frankenthaler, oltre al critico Clement Greenberg.
Il confronto con la pittura americana rafforza il suo interesse per il colore inteso non come elemento descrittivo, ma come forza autonoma capace di costruire lo spazio e attivare la superficie del quadro. Negli Stati Uniti tiene anche le prime mostre personali, contribuendo a consolidare rapidamente la propria reputazione internazionale.
L’incontro con l’arte americana non conduce Dorazio a imitare l’Espressionismo astratto. Al contrario, gli permette di precisare ulteriormente una concezione personale della pittura, fondata sulla disciplina compositiva, sulla modulazione del colore e sulla costruzione razionale della superficie.
L’insegnamento alla University of Pennsylvania
Nel 1960 viene chiamato alla University of Pennsylvania di Filadelfia, dove riorganizza e dirige il Dipartimento di Belle Arti della School of Fine Arts e insegna per gran parte del decennio. L’esperienza americana fa di Dorazio una figura di collegamento tra la cultura artistica europea e quella statunitense.
La sua attività didattica non si limita all’insegnamento della tecnica pittorica, ma propone una visione interdisciplinare dell’arte, aperta al confronto con l’architettura, il design, la musica e le nuove ricerche percettive. Attraverso l’insegnamento e le conferenze contribuisce inoltre alla diffusione dell’arte astratta europea negli Stati Uniti.
La Biennale di Venezia e il riconoscimento internazionale
Nello stesso anno gli viene dedicata una sala personale alla Biennale di Venezia; tornerà alla manifestazione nel 1966 e nel 1988. Nel 1961 riceve il Premio Kandinsky e il premio della Biennale di Parigi, mentre negli anni successivi partecipa alle attività e alle esposizioni legate al Gruppo Zero di Düsseldorf.
Il Gruppo Zero riunisce artisti interessati al superamento della pittura informale e allo studio di fenomeni come la luce, il movimento, la vibrazione ottica e la percezione. Pur mantenendo una posizione autonoma, Dorazio condivide con queste ricerche l’interesse per il colore come fenomeno visivo e per l’opera come struttura capace di modificare la percezione dello spettatore.
Nel 1965 è presente nella mostra The Responsive Eye al Museum of Modern Art di New York, una delle esposizioni fondamentali per la diffusione internazionale delle ricerche ottico-percettive. Nel 1968 soggiorna per sei mesi a Berlino su invito dell’Accademia tedesca.
Il linguaggio pittorico di Piero Dorazio
Dalla fine degli anni Cinquanta la pittura di Dorazio acquista i caratteri che la renderanno immediatamente riconoscibile. La superficie viene attraversata da fitte trame di pennellate, linee e segmenti cromatici sovrapposti.
Nei celebri reticoli degli anni Sessanta, segni obliqui, verticali e orizzontali formano strutture luminose nelle quali il colore produce profondità, ritmo e movimento senza ricorrere alla prospettiva tradizionale. Il quadro non rappresenta un oggetto esterno, ma si presenta come una realtà autonoma composta da colore, spazio, materia, luce, dimensione e movimento.
La pittura di Dorazio non nasce dunque da un gesto casuale o puramente istintivo. Dietro l’apparente libertà delle composizioni si trova una rigorosa organizzazione della superficie, costruita mediante rapporti cromatici, densità differenti e ripetizioni ritmiche.
La luce non viene riprodotta, ma sembra generarsi dall’interazione tra i colori. Le tonalità si sovrappongono, si interrompono e si attraversano, producendo una vibrazione ottica che coinvolge direttamente lo sguardo dell’osservatore.
In questa concezione il colore non ha il compito di descrivere un oggetto o un paesaggio. È invece un elemento costruttivo autonomo, capace di definire la struttura dell’opera e di generare una sensazione di profondità attraverso il semplice rapporto tra tonalità diverse.
Dai reticoli alle composizioni più aperte
Negli anni successivi i reticoli si aprono progressivamente, lasciando spazio a fasce, curve, sequenze di segni, campiture e strutture sempre più dinamiche. Il riferimento alla musica, alla poesia e al ritmo diventa frequente, anche attraverso titoli volutamente evocativi o spiazzanti, pensati per impedire una lettura figurativa dell’opera.
Le composizioni possono assumere l’aspetto di partiture cromatiche, nelle quali i segni si susseguono come note musicali. La ripetizione non produce uniformità, ma continue variazioni di intensità, direzione e densità.
La pittura diventa così uno spazio nel quale il colore agisce direttamente sulla percezione, senza il tramite della narrazione o della rappresentazione. L’opera non racconta un episodio, ma costruisce una situazione visiva autonoma.
Il ritorno in Italia e l’eremo di Todi
All’inizio degli anni Settanta Dorazio interrompe l’insegnamento negli Stati Uniti e torna stabilmente in Italia. Dopo un periodo trascorso nella campagna romana, nel 1974 si trasferisce a Canonica, nei pressi di Todi, dove acquista e restaura un antico eremo camaldolese, trasformandone la chiesa nel proprio studio.
Il complesso diventa nel tempo un luogo di lavoro, confronto e incontro frequentato da artisti, critici e intellettuali internazionali. La scelta di vivere in Umbria non comporta tuttavia un isolamento rispetto al dibattito artistico: Dorazio continua a esporre, pubblicare, viaggiare e mantenere rapporti con musei e gallerie internazionali.
Dorazio compie inoltre numerosi viaggi in Grecia, Africa e Medio Oriente e trascorre per diversi anni i mesi estivi nella propria casa-studio sull’isola di Rodi. La luce mediterranea e l’intensità cromatica di questi luoghi esercitano un’influenza significativa sulle opere della maturità.
Grafica, incisione e libri d’artista
Accanto alla pittura si dedica alla grafica, all’incisione, ai libri d’artista, alla ceramica, alla scenografia e agli allestimenti teatrali. La sperimentazione tecnica non costituisce un’attività marginale, ma un’estensione della sua ricerca sul colore, sulla luce e sulla struttura.
Particolarmente significativo è il rapporto con Giuseppe Ungaretti, per il quale realizza incisioni e litografie destinate ad accompagnare alcune raccolte poetiche. Il dialogo tra parola e immagine conferma l’importanza che la poesia e la musicalità rivestono nell’intera opera dell’artista.
Dorazio collabora anche con altri scrittori e poeti, realizzando edizioni illustrate e libri nei quali il segno grafico non svolge una funzione semplicemente decorativa, ma stabilisce una relazione autonoma con il testo letterario.
Le grandi retrospettive
Tra le principali esposizioni retrospettive figurano quella organizzata nel 1979 dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, la mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma del 1983, quella al Musée de Grenoble del 1990 e la grande retrospettiva all’Institut Valencià d’Art Modern nel 2003.
La retrospettiva dell’IVAM, che riuniva opere realizzate in oltre cinquant’anni di attività, ha documentato la continuità e le trasformazioni della sua ricerca. La pagina dedicata all’esposizione è consultabile sul sito ufficiale dell’Institut Valencià d’Art Modern.
Negli anni Novanta dirige inoltre il progetto per la realizzazione dei mosaici d’artista nelle stazioni della metropolitana di Roma, partecipandovi con una propria opera. Il progetto conferma il suo interesse per il rapporto tra arte, architettura e spazio pubblico.
L’eredità artistica
Attivo fino agli ultimi anni della sua vita, Piero Dorazio ha sviluppato una ricerca coerente per oltre sessant’anni, contribuendo in maniera decisiva all’affermazione dell’astrattismo italiano nel panorama internazionale.
Nelle sue opere il colore non ricopre semplicemente la superficie, ma la costruisce, la attraversa e la trasforma in uno spazio vibrante. La pittura diventa così un’esperienza visiva autonoma, capace di produrre sensazioni attraverso la sola relazione tra luce, ritmo, forma e materia.
Il contributo di Dorazio consiste anche nell’avere difeso, in un periodo segnato da forti contrapposizioni ideologiche, il valore autonomo del linguaggio visivo. Per l’artista l’astrazione non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un modo differente di intervenire su di essa attraverso la percezione, il colore e la costruzione dello spazio.
Le sue opere sono oggi conservate in importanti musei e collezioni pubbliche internazionali. Una selezione dei lavori appartenenti alla collezione del Museum of Modern Art è consultabile nella pagina dedicata a Piero Dorazio sul sito del MoMA.
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