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Giuseppe della Ventura
Le sue opere sono identificate come “Contenitori della memoria”. La memoria che riflette il vissuto dell’umanità nel suo percorso.

I contenitori della memoria - Ritorno a casa

Informazioni aggiuntive

Altezza

70

Larghezza

70

Tecnica

Acrilico su tela

Tipo Edizione

Opera unica

Anno

2021

732,00

Disponibile

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I contenitori della memoria - Ritorno a casa

 dell'artista 
Giuseppe della Ventura
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    Giuseppe della Ventura

    I contenitori della memoria - Ritorno a casa

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    Acrilico su tela, Opera unica, anno 2021
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    I contenitori della memoria - Ritorno a casa

     di 
    Giuseppe della Ventura
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    Giuseppe della Ventura nasce a Caserta nel 1960. Ha iniziato la sua attività artistica nei primi anni '80. La sua produzione si è sempre sviluppata sul registro della memoria sia attraverso l'uso dei materiali che del linguaggio interno all'opera. I suoi lavori. caratterizzati da una personalissima tecnica, presentano resti di materia e di immagini di elementi di un paesaggio scomposto e ricomposto attraverso un intima armonia. A segnare intorno alla metà degli anni Ottanta la pittura di Giuseppe Della Ventura è l’attenzione alla forma semplificata, figurativa o naturalistica, caratterizzata da una essenzialità visiva in bilico tra apparente ingenuità stilistica e tensione simbolica. La pittura ha una forte valenza grafica, pure all’interno di un quadro sostanzialmente pittorico. E’ il segno a connotare l’immagine, un segno che sembra possedere un taglio di provvisorietà, quasi uno schizzo, una veloce annotazione. Che, pure, si addensa e si caratterizza nella definizione di sguardi e figure che hanno già quel carattere introspettivo che poi in seguito si infittirà, proiettando l’immagine in un clima intimistico, lievemente surreale, in bilico tra favola e ironia. In realtà fin dagli esordi l’arte di della Ventura sottende una spinta concettuale, un’ idea di espressione e di sintesi visiva intesa a cogliere la realtà lungo due essenziali direttrici, il registro decorativo e la natura psicologica. Entrambi questi spazi della ricerca si leggono nella campiture di cromatismi morbidi e variegati, di profili tracciati con una linea disegnata più che dipinta, quasi si trattasse di un graffito, nella capacità rara di coniugare attenzione al particolare descrittivo ed affondo psicologico, rilevazione di quei tratti di un volto, di quei segni di espressione che rimandano ad una sensibilità più interna, a stati interiori dell’essere e del sentire. Indubbiamente, con una simile premessa il rischio di una pittura di superficie per un verso, troppo narrativa per l’altro è sempre in agguato. Ma della Ventura sa tenersi quasi ovunque in un prezioso equilibrio di forme e segnali, di materie e cromatismi, acquisendo nel tempo una invidiabile scaltrezza dei mezzi espressivi e operativi. Anche sul piano tecnico la sua arte è diversificata. L’artista ricorre a personali tecnologie nell’uso dei materiali e nel trattamento delle superfici cromatizzate. Eppure, al di là della semplificazione formale, la fisionomia dei volti, l’assetto delle nature morte possiedono una intensa intimistica forza, in cui si leggono quasi sempre una tensione drammatica, l’ombra di un sogno allucinato. I volti di angeli e fanciulli acquistano una singolare solennità, una pensosità che nulla hanno della levità paradisiaca e che piuttosto paiono denunciare la preoccupazione di una vita segnata dall’angoscia e dal dubbio. Una condizione di inquietudine in qualche modo assorbita visivamente dal timbro acceso dei cromatismi, dal calore che emana dai contesti emotivi entro cui la figura è inserita, spesso incorniciata in una forma, un cerchio o un ovale. La semplificazione dell’immagine costituisce dunque una precisa scelta nell’arte di della Ventura. Una semplificazione, come si è scritto, avveduta e scaltra. I suoi lavori paiono talora ecletticamente segnati da una maniera espressiva, ma non cadono mai nella retorica. L’artista mira sempre a recuperare il filo di un discorso personale, emotivo, psicologico, insegue autonomamente, ed è questo il pregio maggiore della sua arte, un bisogno intimo, emotivo e stilistico. Ciò appare evidente nei lavori dei primi anni Novanta, in cui della Ventura manifesta un più diretto intento sociologico, con un taglio visivo in apparenza ludico e affabulante, in realtà fortemente ironico e demistificatorio. Nell’arte di questo periodo, si potrebbero individuare i riferimenti conosciuti della produzione artistica del dopoguerra italiano, soprattutto i neoespressionismi derivati dalla ricerca pop e concettuale, che l’artista tende a rigenerare all’interno di una tensione calibrata dei propri mezzi espressivi e della personale sensibilità interpretativa. Ma è soprattutto nelle opere recenti che l’artista perviene ad una sua significativa cifra stilistica, in cui la scelta fantastica e sensitiva dell’immagine- quasi una metafora magica e onirica, ma fittamente intessuta di rilievi emozionali- si lega ad un mondo classico di cui l’artista evoca suggestioni e forme, non in chiave umanistica, ma simbolica e lirica, con un linguaggio ispirato alla essenzialità grafica di un disegno. Mantenendosi come in superficie l’artista infatti, privilegiando la fisionomia e la trama delicatissima dei segni e dei decori, dando corpo ad una calligrafia preziosa fatta di rimandi emotivi e sentimentali, evoca soavi e preziosi paesaggi della memoria, incantati e immaginari spazi del senso. Se in passato l’artista legava alla pittura a volte calcinata una carica di emotività e addensava negli sguardi la tensione di un pensoso stato psicologico, oggi la sua misura espressiva si coglie in una levità di forme che dipanano un universo sotteso da una musicalità soave e interiore, quasi un’onda, leggera, persistente. Il segno di frantuma per così dire nell’impronta di un calco invisibile da cui derivano schegge di realtà, brani di una narrazione aperta, di cui ancora si intravede la storia, ma che si intuisce più che leggere, che si apprezza in filigrana con una tensione fortemente liricizzata. La preziosità delle forme è data non solo dalla materia protesa alla semplificazione astratta, senza mai valicare il confine della riconoscibilità in termini realistici, ma altresì dalla singolarità della composizione. Motivi floreali o paesaggi classici, vedute intimistiche o giardini capitolini danno il senso di un introflessa tensione, di atmosfere calde e solari, riverberate nella sensibilità e nell’emozione. L’artista recupera nell’opera come un inventario di simboli e percorsi visivi, iscrizioni accompagnate dal loro doppio speculare, ritmi di chiari e di scuri, rilievi di una forma campiti in alternanza con i vuoti: segni apparentemente impulsivi, estemporanei, ma che in realtà nell’economia dell’opera risultano calibrati e vigilati. Anche il procedimento tecnico è importante, a metà strada tra lo "strappo d'affresco" e la "stampa monotipo". I lavori vengono eseguiti su di una matrice e poi riportati su tela. Non vi è quindi utilizzo di stucco, sebbene il deposito sulla tela abbia spessore e consistenza e paia suggerire l’esistenza di un fondo preparato. Tutto è acrilico su tela, con applicazioni in foglia d’ oro. L’utilizzo dell’oro ha un suo significato: vuole sottolineare non già il senso di preziosità della forma , quanto quello del suo rimando emotivo, psicologico. Una preziosità che si riverbera nella lettura dell’immagine, che appare calda e partecipe per un verso, distante e come preservata per l’altro in una densa aura memoriale.
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