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Volto di Mimmo Paladino è realizzata in Litografia su carta cm. 50 x 70, edizione limitata in 300 esemplari.
Mimmo Paladino utilizza il mito, il simbolo e la memoria archetipica per creare immagini che sembrano sospese nel tempo. La figura umana non rappresenta un individuo specifico, ma diventa una presenza enigmatica e spirituale. La divisione a metà del volto suggerisce una dualità intrinseca: il saggio e il primitivo, la luce e l'ombra, la vita e il mistero.
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€840,00

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Domenico “Mimmo” Paladino nasce a Paduli, in provincia di Benevento, il 18 dicembre 1948. La sua formazione artistica avviene in Campania e nel 1968 consegue il diploma al Liceo Artistico di Benevento. Un momento decisivo per il giovane artista era già stato, nel 1964, l’incontro con la Pop Art americana alla Biennale di Venezia, esperienza che contribuisce ad ampliare radicalmente il suo modo di concepire l’arte.
Nei primi anni Settanta Paladino concentra la propria ricerca soprattutto sul disegno e sulla pittura, elaborando progressivamente un universo figurativo popolato da simboli, figure arcaiche, maschere, animali, guerrieri e presenze enigmatiche. Il suo immaginario attinge liberamente a un patrimonio vastissimo: arte egizia, etrusca e greco-romana, iconografia paleocristiana, arte medievale e romanica convivono con suggestioni contemporanee, senza una rigida gerarchia tra passato e presente.
Questa capacità di attraversare epoche, culture e linguaggi costituisce uno degli elementi più riconoscibili della sua poetica. Nelle opere di Paladino il riferimento alla storia non assume infatti il carattere della citazione archeologica, ma diventa parte di una sorta di mitologia personale: un repertorio di segni e figure sospeso fuori dal tempo, nel quale memoria, simbolo e materia si sovrappongono.
La sperimentazione tecnica è altrettanto centrale nel suo lavoro. Paladino utilizza pittura, disegno, incisione, scultura, ceramica, installazione e scenografia, spesso superando deliberatamente i confini tra le diverse discipline. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta realizza dipinti caratterizzati da campiture cromatiche essenziali e introduce progressivamente nelle superfici pittoriche elementi geometrici, oggetti e materiali eterogenei.
A partire dai primi anni Ottanta la dimensione tridimensionale acquista un peso sempre maggiore. Forme scolpite in legno vengono applicate direttamente alle tele, mentre bronzo, pietra e altri materiali diventano strumenti per dare corpo a figure totemiche, maschere, animali, teste e corpi frammentari. Pittura e scultura finiscono così per contaminarsi reciprocamente, dando origine a opere nelle quali immagine, oggetto e spazio appartengono a un unico processo creativo.
Nel 1980 Achille Bonito Oliva lo invita alla sezione Aperto ’80 della Biennale di Venezia insieme a Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi e Nicola De Maria. È il momento della consacrazione internazionale della Transavanguardia italiana, movimento teorizzato da Bonito Oliva a partire dal 1979 e caratterizzato dal recupero della pittura, della figurazione, della manualità e della libertà di attraversare stili e linguaggi differenti dopo la stagione delle neoavanguardie e dell’arte concettuale.
Un approfondimento sul movimento è disponibile nell’Enciclopedia Treccani dedicata alla Transavanguardia, mentre una più ampia ricostruzione della carriera dell’artista è consultabile nella biografia di Mimmo Paladino pubblicata da Treccani.
Negli anni successivi Paladino consolida rapidamente la propria presenza internazionale, partecipando a importanti rassegne e realizzando esposizioni personali in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America e in Asia. Nel 1982 partecipa a Documenta 7 a Kassel e alla Biennale di Sydney; nel 1988 torna alla Biennale di Venezia con una mostra personale. Dal 1984 divide stabilmente la propria attività tra Paduli e Milano.
La sua ricerca si estende presto anche allo spazio urbano, all’architettura e al teatro. Nel 1990 realizza per La sposa di Messina di Friedrich Schiller, rappresentata alle Orestiadi di Gibellina con la regia di Elio De Capitani, la prima versione della celebre Montagna di sale: una grande installazione ambientale dominata da una massa di sale dalla quale emergono figure di cavalli. L’opera sarà successivamente riproposta, tra le altre occasioni, in Piazza del Plebiscito a Napoli nel 1995.
Nel 1992 realizza inoltre a Benevento l’Hortus Conclusus, installazione permanente nella quale scultura, architettura e ambiente dialogano in uno spazio concepito come luogo di contemplazione.
La contaminazione tra le arti prosegue negli anni successivi. Paladino collabora con registi, musicisti e istituzioni culturali, realizzando scenografie per il teatro e progetti monumentali. Nel 1999 viene nominato Membro Onorario della Royal Academy of Arts di Londra. Nel 2000 collabora all’allestimento di Edipo Re diretto da Mario Martone al Teatro Argentina di Roma.
Per Roma progetta inoltre un grande mosaico destinato all’Auditorium dell’Ara Pacis, realizzato materialmente da Costantino Buccolieri e successivamente collocato nell’edificio museale. La biografia e la cronologia delle principali opere dell’artista sono approfondite anche nella scheda dedicata a Mimmo Paladino dal Museo dell’Ara Pacis.
Il rapporto con il mondo dello spettacolo continua negli anni Duemila: nel 2010 Paladino firma le scenografie del Work in Progress Tour che riunisce Lucio Dalla e Francesco De Gregori, confermando quella concezione interdisciplinare dell’arte che attraversa tutta la sua produzione.
Nel 2011 Palazzo Reale di Milano gli dedica una grande retrospettiva capace di ripercorrere circa quarant’anni di attività. Nel 2012 pubblica con il critico d’arte Costantino D’Orazio il volume Ritratti romani e prosegue parallelamente la propria ricerca nella scultura e nella ceramica.
Nel 2015, in occasione del novantesimo anniversario dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, realizza per Treccani la scultura in bronzo La conoscenza, presentata al Padiglione Zero di Expo Milano 2015. L’opera rappresenta un lettore assorto davanti a una sfera posta sopra un grande libro aperto, immagine simbolica della conoscenza come processo potenzialmente infinito. Treccani dedica alla realizzazione dell’opera anche uno specifico approfondimento su La conoscenza.
Nel 2017 interviene inoltre nella Cappella Rucellai, all’interno del complesso dell’ex chiesa di San Pancrazio a Firenze, realizzando nuovi paramenti sacri in dialogo con l’architettura rinascimentale di Leon Battista Alberti.
Nel corso di oltre cinquant’anni di attività, Mimmo Paladino si è affermato come uno dei protagonisti più riconoscibili dell’arte italiana contemporanea. La continua alternanza e contaminazione tra pittura, scultura, incisione, installazione, cinema e teatro riflette una concezione dell’opera come territorio aperto, nel quale tradizione e contemporaneità, memoria archetipica e ricerca personale possono convivere senza soluzione di continuità.