- La galleria d’arte online per comprare opere d’arte moderna e contemporanea in modo sicuro -
+39 081.818.63.25 (10:00 – 13.00 / 15.30 – 19.00)
info@morraartstudio.com
Investire arredando i propri spazi 
Investire in arte arredando i propri spazi 

La Galleria resterà chiusa dal 1° al 6 gennaio.
L'evasione degli ordini successivi al 30/12 ripartirà regolarmente dal 7 gennaio.
Tantissimi auguri di Buon Anno!

Tano Festa tra cielo e soglia: “A Giorgio 1966” e “Persiana” (1985)

Tano Festa tra cielo e soglia: “A Giorgio 1966” e “Persiana” (1985)

4 Agosto 2026

Due opere separate da quasi vent’anni raccontano la ricerca di Tano Festa: dai Cieli degli anni Sessanta e dal rapporto con Giorgio Franchetti al ritorno, negli anni Ottanta, dell’iconica Persiana.

Morra Arte Studio presenta due opere di Tano Festa appartenenti a momenti differenti della sua ricerca: A Giorgio 1966 e Persiana, realizzata nel 1985. Separate da quasi vent’anni, le due opere permettono di seguire la trasformazione di alcuni temi centrali nell’arte di Festa: la superficie intesa come schermo, la soglia tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto, il rapporto tra memoria personale, oggetti quotidiani e immagini della cultura collettiva.

Tano Festa e la Scuola di Piazza del Popolo

Nato a Roma nel 1938, Tano Festa si diploma nel 1957 in fotografia artistica all’Istituto d’Arte della capitale. Alla fine degli anni Cinquanta espone insieme a Franco Angeli e Giuseppe Uncini alla Galleria La Salita, dove nel 1961 tiene la sua prima mostra personale. È uno dei protagonisti della stagione artistica romana legata alla cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, accanto ad autori come Mario Schifano, Franco Angeli, Giosetta Fioroni e Renato Mambor.

Dopo le prime esperienze informali, Festa approda a superfici monocrome scandite da strisce di carta e listelli di legno. Dal 1962 introduce nella propria ricerca porte, finestre, armadi e persiane: elementi del comune arredo domestico ricostruiti in legno e sottratti alla loro funzione pratica. L’oggetto diventa così immagine, presenza fisica e insieme luogo mentale.

Il rapporto di Festa con la Pop Art è originale. Mentre gli artisti americani attingevano soprattutto ai prodotti di consumo e alla comunicazione di massa, Festa rivolse lo sguardo anche al patrimonio visivo italiano. Dal 1963 cominciò a rielaborare immagini di Van Eyck, Ingres e, soprattutto, Michelangelo, trattando i capolavori del passato come immagini ormai entrate nella memoria collettiva. Alla Biennale di Venezia del 1964 presentò due versioni della Creazione dell’Uomo, tratte dalla volta della Cappella Sistina.

Negli anni successivi la sua ricerca attraversò fotografia, proiezione, smalto, anilina e pittura gestuale. Dopo una fase più difficile, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta Festa tornò con intensità alla pittura, partecipando alle Biennali di Venezia del 1978, 1980 e 1984. Morì a Roma nel 1988, a quarantanove anni.

“A Giorgio 1966”: il cielo come immagine mentale

A Giorgio 1966 è un’opera a smalto su tela di 45 × 55 cm, firmata e datata al verso con l’iscrizione «Festa 66, A Giorgio 21/02/1966».

La composizione è costruita attraverso campiture nette: un fondo azzurro è attraversato da fasce rosse verticali e oblique, mentre un’ampia forma chiara, simile al profilo irregolare di una nube, separa la parte superiore da una zona blu molto scura. Il cielo non è descritto in modo naturalistico. Viene trasformato in una visione sospesa, organizzata mediante colori piatti, contorni marcati e interruzioni che rendono lo spazio insieme atmosferico e artificiale.

L’opera si colloca nel momento delle ricerche dedicate ai Cieli, sviluppate da Festa anche durante il soggiorno newyorkese del 1965. In quelle composizioni nuvole, fasce, riquadri e segni geometrici trasformano il paesaggio celeste in uno schermo attraversato dai ritmi della cultura visiva contemporanea. Nel dipinto del 1966 la semplificazione delle forme conserva però una qualità intima e contemplativa.

Il titolo aggiunge all’opera un preciso significato biografico. Il “Giorgio” della dedica è Giorgio Franchetti, collezionista, amico e sostenitore dell’artista. Festa lo conobbe nel 1962 nell’ambiente della Galleria La Tartaruga e mantenne con lui un rapporto costante, documentato anche dalle lettere inviate durante il soggiorno negli Stati Uniti. La dedica rende quindi il dipinto non soltanto una testimonianza di una fase centrale della ricerca di Festa, ma anche la traccia concreta di una relazione determinante nella sua vicenda umana e artistica.

“Persiana” (1985): il quadro diventa soglia

Persiana, realizzata nel 1985 a smalto su tavola di legno, misura 100 × 80 cm e riprende uno dei soggetti più riconoscibili di Tano Festa.

In quest’opera il supporto non si limita ad accogliere la pittura, ma assume la struttura concreta di una finestra con ante incernierate. Il telaio e la persiana sono dipinti di verde; dietro di essi compare un campo nero attraversato da segni gestuali verdi e rossi. L’apertura delle ante modifica la percezione dell’immagine: la superficie dipinta può essere parzialmente nascosta oppure rivelata, trasformando l’atto del guardare in un’esperienza fisica.

Il tema risale all’inizio degli anni Sessanta. Già nel 1962 Festa aveva introdotto nel proprio lavoro finestre, porte e persiane ricostruite in legno, presentando una Persiana alla mostra internazionale New Realists della Sidney Janis Gallery di New York. Questi oggetti, spesso chiusi e privati della loro normale funzionalità, mettevano in discussione l’idea tradizionale del quadro come “finestra” aperta sul mondo.

La versione del 1985 riprende quel nucleo storico, ma lo rilegge alla luce della fase tarda dell’artista. Alla costruzione rigorosa dell’oggetto si unisce ora una pittura più libera e gestuale: il verde della struttura dialoga con il fondo nero e con le tracce rosse e verdi, facendo convivere la solidità del manufatto con l’energia del segno. Persiana diventa così una sintesi tra due momenti della ricerca di Festa: l’oggettualità radicale degli anni Sessanta e il ritorno alla manualità pittorica degli anni Ottanta.

Due momenti di una ricerca coerente

A Giorgio 1966 e Persiana mostrano due volti diversi ma complementari dell’opera di Tano Festa. Nel primo dipinto il cielo viene ridotto a immagine mentale, attraversata da forme e colori che ne alterano la percezione; nel secondo, la finestra esce dalla rappresentazione e diventa un oggetto reale, capace di nascondere e rivelare la pittura.

In entrambi i casi Festa lavora sul confine tra visibile e invisibile, superficie e profondità, esperienza individuale e memoria condivisa. È proprio questa capacità di trasformare immagini familiari in presenze enigmatiche a rendere la sua opera una delle esperienze più originali dell’arte italiana del secondo Novecento.

Per conoscere disponibilità e caratteristiche delle opere è possibile consultare le schede dedicate ad A Giorgio 1966 e Persiana, oppure visitare la pagina di Tano Festa nel catalogo di Morra Arte Studio.

Condividi questo Articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Morra Arte Studio -  info@morraartstudio.com -  tel. +39 081.818.63.25 - Via G. Matteotti, 1 Qualiano ( NA ) ITALY -  P.Iva (Vat) 03053260646
WhatsApp
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram