Acropoli di Giulio Turcato, è realizzata ad Olio e collage su tela cm. 50 x 70, anno 1971.
La Galleria resterà chiusa dal 1° al 6 gennaio.
L'evasione degli ordini successivi al 30/12 ripartirà regolarmente dal 7 gennaio.
Tantissimi auguri di Buon Anno!

«...i colori sono la nostra libertà... investono la materia e la trasformano... la nostra fantasia è realtà nuova»
Giulio Turcato
Noto interprete italiano dell'astrattismo nel XX secolo, Giulio Turcato ha arricchito l'arte del secolo scorso con un linguaggio inconfondibile che fa del colore la chiave di una ricerca appassionata e continua.
La sua esplorazione artistica spazia dalla biologia all'astronomia, reinterpretando il mondo attraverso forme e colori innovativi. La sua poetica è caratterizzata da un «nomadismo interiore», che gli ha permesso di affrontare l'astrazione con radicalità e lirismo, senza rinunciare alla sperimentazione.
Il colore è il demone eterno e mutevole che permea il suo lavoro, trasformando la materia e brillando con tonalità dissonanti sotto diverse luci. La continua aspirazione di Turcato a un universo pittorico totalizzante emerge attraverso la sua opera, culminando in lavori come Dune (1992), dove la sapienza tecnica si fonde armoniosamente con lo slancio poetico.
Le sue prime opere risalgono al 1926, mentre nel 1932 partecipa alla sua prima mostra collettiva. Nel 1934 si trasferisce a Palermo per il servizio militare e, nel 1936, si stabilisce a Milano. Qui lavora come disegnatore nello studio dell'architetto Giovanni Muzio e nel 1937 tiene la sua prima mostra personale.
Nel 1940 espone in una mostra collettiva a Milano e, l'anno successivo, visita Roma per un breve periodo di convalescenza. Nel 1942-1943 torna a Venezia, insegna disegno a Portogruaro e partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con l'opera Maternità. Nel 1943 si trasferisce definitivamente a Roma, presentando una Natura morta alla IV Quadriennale di Roma.
Nel 1945 è tra i fondatori dell'Art Club e aderisce alla Libera Associazione Arti Figurative.
Nel 1947 contribuisce alla fondazione del gruppo Forma 1, una delle esperienze fondamentali nel rinnovamento dell'arte astratta italiana del dopoguerra, e partecipa a numerose mostre collettive. Nel 1948 prende parte alla mostra Arte astratta in Italia a Roma.
Negli anni successivi continua a esporre in numerose mostre personali e collettive, ottenendo importanti riconoscimenti. Nel 1950, alla XXV Biennale di Venezia, presenta opere tra cui Miniera, uno dei lavori più significativi di quella stagione.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, Turcato prosegue la propria ricerca artistica partecipando a importanti esposizioni in Italia e all'estero. Nel 1960 entra a far parte del Gruppo Continuità. Negli anni successivi sviluppa ulteriormente la propria sperimentazione, presentando nel 1961 i Tranquillanti e, nel 1966, le celebri Superfici lunari.
La ricerca sulle Superfici lunari rappresenta uno dei momenti più caratteristici della sua produzione: Turcato sperimenta materiali inconsueti, tra cui la gommapiuma, trasformando la superficie pittorica in uno spazio materico capace di evocare paesaggi cosmici e territori ancora inesplorati.
Negli anni Settanta, Turcato approfondisce ulteriormente lo studio della luce, del colore e della materia, partecipando a mostre nazionali e internazionali. La sperimentazione si estende anche alla scultura e a nuovi materiali, mantenendo costante il dialogo tra percezione visiva, spazio e immaginazione.
Gli anni Ottanta e Novanta vedono importanti retrospettive e mostre personali, che confermano la posizione centrale di Turcato nell'arte italiana del secondo Novecento. Nel 1994 dona alla città di Viareggio la scultura Oceaniche.
Giulio Turcato muore a Roma il 22 gennaio 1995. La sua eredità artistica è testimoniata dalle numerose mostre retrospettive e dalla presenza delle sue opere nelle collezioni di importanti musei e istituzioni italiane e internazionali.
Morra Arte Studio presenta una nuova acquisizione di Giulio Turcato: Acropoli, opera del 1971 realizzata a olio e collage su tela, cm 50 × 70. Un lavoro che appartiene a una fase […]