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Joan Miró nel 1976: “L’Aïeule des 10.000 âges”, tra memoria ancestrale e libertà del segno
Joan Miró nel 1976: “L’Aïeule des 10.000 âges”, tra memoria ancestrale e libertà del segno
8 Luglio 2026
Joan Miró attraversò il Novecento costruendo uno dei linguaggi più riconoscibili dell’arte moderna. Pittore, scultore, ceramista e incisore, trasformò figure umane, animali, stelle e oggetti quotidiani in un alfabeto essenziale di linee nere, forme biomorfe e colori intensi.
Generalmente associato al Surrealismo, Miró mantenne tuttavia una posizione autonoma rispetto ai movimenti artistici del suo tempo. Nelle sue opere la realtà non viene semplicemente abbandonata, ma osservata, scomposta e ricostruita attraverso segni che sembrano provenire contemporaneamente dal mondo naturale, dal sogno e dalla memoria.
La nuova opera entrata nella collezione di Morra Arte Studio, L’Aïeule des 10.000 âges, appartiene al 1976, una fase avanzata ma ancora estremamente vitale della ricerca dell’artista catalano.
Joan Miró nel 1976: una maturità ancora sperimentale
Nel 1976 Miró aveva ottantatré anni ed era ormai riconosciuto come uno dei maggiori artisti internazionali del Novecento. L’anno precedente era stata aperta al pubblico a Barcellona la Fundació Joan Miró, istituzione concepita non soltanto per conservare la sua opera, ma anche per sostenere la ricerca e la sperimentazione contemporanea.
Il riconoscimento pubblico non determinò però un ripiegamento celebrativo. Negli anni Settanta Miró continuò a lavorare con grande intensità, alternando pittura, disegno, scultura, ceramica, incisione e litografia. Le sue immagini divennero spesso più dirette e fisiche: grandi masse nere, pennellate energiche, segni simili a graffiti e campiture di colore capaci di interrompere violentemente la superficie.
Opere del 1976 come Woman, conservata alla National Gallery of Art di Washington, mostrano figure costruite mediante forme compatte, contorni neri e colori primari. Nello stesso anno Miró realizzò anche disegni come Paysage, nei quali il paesaggio viene ridotto a poche tracce immediate, apparentemente spontanee ma attentamente calibrate.
L’Aïeule des 10.000 âges si inserisce in questa stagione di estrema sintesi formale: un’immagine monumentale pur nelle dimensioni contenute della carta, dominata dal contrasto tra il nero, il rosso e alcuni interventi cromatici più leggeri.
Joan Miró - L’Aïeule des 10.000 âges - Litografia - 1976
Dati dell’opera
Artista: Joan Miró
Titolo:L’Aïeule des 10.000 âges
Anno: 1976
Tecnica: litografia a colori su carta
Dimensioni: 56,5 × 86 cm
Firma: firmata in originale dall’artista
Edizione: 50 esemplari numerati da 1/50 a 50/50; 15 esemplari numerati da I/XV a XV/XV, oltre ad alcuni esemplari H.C.
Editore: Maeght Éditeur, Parigi
Riferimento:Joan Miró Lithographe VI, 1976-1981, catalogo a cura di Patrick Cramer, n. 1084
Un’antenata fuori dal tempo
Il termine francese aïeule indica un’antenata, un’ava o una figura femminile appartenente alle generazioni più remote. Il titolo può quindi essere tradotto come “L’antenata dei diecimila anni” o, più letteralmente, “dei diecimila tempi”.
Miró non rappresenta tuttavia un personaggio riconoscibile secondo i criteri del ritratto. La figura centrale appare come una grande presenza nera, corporea e insieme fantastica. Il corpo sembra dilatarsi fino a occupare quasi tutto il foglio, assumendo l’aspetto di una creatura arcaica, di un organismo primordiale o di una divinità proveniente da un tempo mitico.
Il titolo sposta quindi l’immagine dalla dimensione individuale a quella della memoria ancestrale. Non una donna precisa, ma una possibile progenitrice: una forma originaria che precede la storia e sembra racchiudere in sé un numero incalcolabile di generazioni.
Come accade frequentemente nell’opera di Miró, qualsiasi lettura resta aperta. La figura può evocare contemporaneamente un corpo femminile, un animale, un paesaggio o una presenza cosmica. L’artista non costruisce un racconto univoco, ma offre allo spettatore un insieme di segni capaci di generare associazioni differenti.
La forza della massa nera
La composizione è dominata da una grande forma nera biomorfa, tracciata attraverso campiture compatte e interventi gestuali. Il nero non svolge soltanto una funzione di contorno: diventa materia, peso e struttura portante dell’intera immagine.
All’interno di questa massa emergono zone rosse, bianche e verdi. Alcune forme sembrano denti, occhi, aperture o frammenti anatomici, ma ogni riferimento viene immediatamente trasformato e sottratto a una lettura naturalistica.
Il rosso, collocato soprattutto nella parte inferiore e all’interno del corpo, introduce una tensione fisica e vitale. Può suggerire energia, calore, sangue o fertilità, mentre il nero comunica una presenza più grave, antica e terrestre.
La figura sembra così oscillare tra comicità e inquietudine, leggerezza e monumentalità. È una caratteristica frequente nel lavoro di Miró: forme apparentemente giocose possono nascondere una forza brutale, mentre immagini oscure vengono improvvisamente animate da dettagli ironici e colori luminosi.
Segni liberi e colori ai margini
Ai lati della figura centrale compaiono interventi più leggeri. Sulla sinistra, una trama gestuale gialla e azzurra contrasta con il peso del nero; sulla destra, una forma circolare viola sembra fluttuare nello spazio, simile a un astro, a un fiore o a un groviglio di energia.
Questi elementi periferici impediscono alla composizione di chiudersi completamente. Le linee si prolungano verso l’esterno, mentre schizzi, punti e tracce apparentemente casuali mantengono visibile il processo attraverso cui l’immagine è stata costruita.
Miró utilizzava spesso il gesto spontaneo come punto di partenza, ma la spontaneità non coincideva con l’assenza di controllo. Ogni forma veniva collocata in rapporto alle altre, costruendo equilibri tra pieni e vuoti, masse compatte e segni sottili, immobilità e movimento.
Anche in L’Aïeule des 10.000 âges la superficie chiara della carta svolge un ruolo essenziale. Il fondo non è uno spazio neutro, ma una zona attiva che permette alle forme di respirare e rende più netto il contrasto con la figura centrale.
La litografia come linguaggio autonomo
La produzione grafica non rappresentò per Miró una semplice riproduzione in serie della pittura. Litografia, acquaforte, acquatinta e incisione furono per lui mezzi espressivi autonomi, dotati di specifiche possibilità tecniche e visive.
La collaborazione con gli atelier e con gli editori Maeght ebbe un ruolo centrale in questa ricerca. La Fondation Maeght documenta una produzione di quasi milleottocento litografie e stampe originali realizzate da Miró negli atelier legati alla famiglia Maeght.
La litografia permetteva all’artista di conservare l’immediatezza del disegno, sperimentando nello stesso tempo la sovrapposizione dei colori, la qualità delle superfici e il rapporto tra segno e carta. In L’Aïeule des 10.000 âges, il procedimento grafico mantiene visibili sia le grandi zone compatte sia le linee più rapide e irregolari.
L’opera è stampata su carta Arches, supporto tradizionalmente impiegato per la grafica d’arte per la sua consistenza e capacità di accogliere il colore. La firma a matita e la numerazione identificano ciascun esemplare all’interno della tiratura dichiarata.
La presenza nel catalogo ragionato della produzione litografica di Miró, con il numero 1084, consente inoltre di collocare precisamente l’opera all’interno della sua attività grafica tra il 1976 e il 1981.
Tra figura femminile, terra e cosmo
La figura femminile attraversa l’intera produzione di Miró, spesso associata alla terra, alla nascita, alla sessualità e alla capacità generatrice. In molte opere donne, uccelli, lune e stelle diventano parti dello stesso universo simbolico.
In questa litografia la dimensione femminile viene amplificata dal riferimento a un’antenata vecchia di “diecimila età”. La figura sembra appartenere a un tempo precedente alla distinzione tra esseri umani, animali e paesaggio.
Il corpo scuro può essere letto come una terra originaria, mentre i segni colorati che lo circondano introducono una dimensione atmosferica o cosmica. La figura non è semplicemente collocata nello spazio: sembra generare lo spazio intorno a sé.
Questa compresenza di corporeo e cosmico costituisce uno degli aspetti più profondi del linguaggio di Miró. Partendo da elementi semplici, l’artista costruisce immagini capaci di suggerire contemporaneamente il particolare e l’universale, la materia concreta e l’immaginazione.
Un’opera emblematica dell’ultimo Miró
L’Aïeule des 10.000 âges testimonia come la fase tarda della produzione di Miró non sia stata caratterizzata dalla ripetizione passiva di formule già sperimentate. Nel 1976 l’artista continuava a sottoporre il proprio vocabolario a nuove tensioni, rendendo le forme più ampie, fisiche e radicali.
L’opera conserva i motivi tipici del suo universo — il corpo, il segno, il colore e la metamorfosi — ma li concentra in una figura di forte impatto visivo. La leggerezza poetica degli anni precedenti convive qui con una materia più scura e monumentale.
Ne deriva un’immagine che appare nello stesso tempo arcaica e moderna: vicina alle tracce rupestri, ai simboli rituali e ai graffiti, ma anche pienamente inserita nella ricerca gestuale e materica del Novecento.
L’Aïeule des 10.000 âges è disponibile presso Morra Arte Studio. Nella scheda completa dell’opera sono disponibili immagini, dettagli tecnici e informazioni sulla tiratura.
È inoltre possibile approfondire la vita e la produzione dell’artista visitando la pagina dedicata a Joan Miró nel catalogo della galleria.
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