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La pop art romana: Giosetta Fioroni
«In tutto il mio lavoro c'è una specie di matrice comune che è l'infanzia, una infanzia particolare, vissuta fra elementi molto legati alla visionarietà. Tutto questo ha avuto un ruolo importante nella scelta di certe cose, di certe inquadrature, perfino di certi modi di immaginare lo spazio. Uno spazio sempre così lontano, come accade su un palcoscenico, su un boccascena.»
Alla nascita sua madre sceglie il nome "Giosetta" ispirandosi a quello dell’attrice Josette Day, che sarà in seguito celebre protagonista del film di Jean Cocteau "La Bella e la Bestia".
Il padre è uno scultore, la madre, marionettista, crea per la figlia magnifici spettacoli, con personaggi rivestiti e scenari dipinti da lei stessa.
Così “la magia del teatrino si concentrò nel piccolo grande cuore di Giosetta”, come scrive la Fioroni nella sua autobiografia (Corraini 2013).
Dall'inizio degli anni sessanta lavorò con fotografie proiettate sulla tela, delle quali tracciò i contorni con i pennelli, usando colori industriali.
Il colore più utilizzato è l'alluminio, che la Fioroni chiama argento, iniziarono così i suoi famosi argenti, tele che rappresentano soggetti vari, ma soprattutto donne.
L’atmosfera della Scuola di Piazza del Popolo, di cui Giosetta Fioroni è l’unica rappresentante femminile, e la frequentazione del Caffè Rosati con Franco Angeli, Tano Festa, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Jannis Kounellis e Mimmo Rotella si riscontrano proprio negli stilemi – da Pop Art romana – degli Argenti, che attingono anche da immagini della storia dell’arte.
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