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Morra Arte Studio presenta una nuova acquisizione dedicata a uno dei protagonisti più importanti dell’arte italiana del secondo Novecento: Orto botanico di Mario Schifano, opera del 1987 nella quale il tema naturale viene trasformato in una superficie vibrante di colore, segni e movimento.
Non si tratta di una rappresentazione botanica nel senso tradizionale del termine. Nell’opera di Schifano la natura non viene descritta analiticamente, ma attraversata dallo sguardo dell’artista e restituita come un’immagine instabile, rapida ed energica. Le piante, il fogliame e il paesaggio diventano tracce pittoriche, addensamenti cromatici e ritmi visivi.
Realizzata nel 1990, Orto botanico è una serigrafia materica a smalto su carta, dalle dimensioni di 50 × 35 cm. L’esemplare è una prova d’artista.
La complessa successione dei passaggi serigrafici permette di ottenere una superficie particolarmente ricca, distante dalla piattezza generalmente associata alla stampa. Il colore appare sovrapposto, stratificato e quasi fisico, conservando l’immediatezza e l’irregolarità caratteristiche del gesto pittorico.
Nella composizione domina una fitta vegetazione costruita attraverso pennellate verticali, segni verdi, gialli e scuri, attraversati nella parte superiore da una fascia azzurra e blu. Al centro si apre uno spazio più chiaro, simile a un varco, a un sentiero o a una porzione di luce che penetra all’interno della vegetazione.
La riconoscibilità del soggetto rimane volutamente sospesa. Schifano non vuole documentare un giardino preciso, ma evocare la sensazione di trovarsi davanti a una materia naturale in continua crescita e trasformazione.
Il soggetto dell’orto botanico occupa una posizione significativa nel percorso di Mario Schifano. Dopo le sperimentazioni degli anni Settanta con fotografia, cinema, video e immagini prelevate dallo schermo televisivo, verso la fine del decennio l’artista torna con rinnovata intensità agli strumenti propri della pittura.
Nascono in questa fase cicli dedicati alla natura, tra i quali Orti botanici, Ninfee e Campi di pane. Il recupero del paesaggio non coincide, tuttavia, con un ritorno alla pittura naturalistica. L’immagine continua a essere filtrata dalla memoria, dalla fotografia, dalla televisione e dalla velocità della comunicazione contemporanea.
Nei primi anni Ottanta il colore torna a occupare il centro della superficie. Smalti, acrilici, grafite e interventi gestuali danno origine a campi visivi nei quali il dato naturale viene continuamente costruito e dissolto. Un importante Orto botanico del 1982, oggi documentato nella collezione del Mart di Rovereto, raggiunge dimensioni monumentali e testimonia la centralità assunta dal tema in quegli anni.
L’opera del 1987 riprende dunque un’immagine elaborata da Schifano nel decennio precedente e la trasferisce nel linguaggio della grafica d’autore. Il soggetto non viene semplicemente riprodotto, ma reinterpretato attraverso una tecnica capace di mantenere la densità, la brillantezza e la libertà della pittura a smalto.
Fin dagli anni Sessanta Schifano aveva concepito il quadro come uno schermo: una superficie sulla quale potevano apparire scritte pubblicitarie, marchi, segnali stradali, fotografie, frammenti di paesaggio e immagini provenienti dai mezzi di comunicazione.
Anche quando torna a confrontarsi con alberi, fiori, campi e giardini, il suo sguardo rimane quello di un artista cresciuto all’interno della civiltà delle immagini. La natura di Orto botanico non è incontaminata né contemplativa. È una natura accelerata, elettrica, quasi televisiva, nella quale i colori sembrano accendersi e i segni si sovrappongono come fotogrammi.
Da questo punto di vista, la serigrafia non rappresenta una tecnica secondaria rispetto alla pittura. La possibilità di moltiplicare l’immagine, scomporla in passaggi cromatici e ricostruirla attraverso successive impressioni risponde perfettamente all’interesse di Schifano per la riproduzione, la serialità e il rapporto tra immagine artistica e comunicazione di massa.

Orto botanico riunisce diversi elementi centrali nella ricerca dell’artista: il rapporto con il paesaggio, l’energia del gesto, l’uso intenso dello smalto, la sovrapposizione dei colori e la capacità di trasformare un soggetto riconoscibile in una trama di segni autonoma.
Il piccolo formato non riduce la forza dell’immagine. Al contrario, concentra l’azione pittorica all’interno di uno spazio compatto, nel quale ogni tratto contribuisce alla sensazione di densità e vitalità della composizione.
L’opera permette inoltre di osservare come Schifano abbia continuato a rielaborare i propri cicli nel corso del tempo, tornando più volte sugli stessi soggetti senza produrre semplici ripetizioni. Ogni nuova versione diventa un’occasione per modificare il ritmo, l’intensità cromatica e il rapporto tra figurazione e astrazione.
La centralità dell’artista nel panorama culturale italiano è stata recentemente confermata dalla grande mostra organizzata nel 2026 da Palazzo Esposizioni Roma, dedicata allo studio e alla valorizzazione del suo percorso all’interno della cultura visiva del secondo Novecento.
La persistente attualità della sua opera deriva soprattutto dalla capacità di Schifano di comprendere con largo anticipo il ruolo assunto dalle immagini nella società contemporanea. Pittura, fotografia, televisione, musica, pubblicità e cinema convivono nella sua ricerca senza gerarchie, costruendo un linguaggio ancora oggi immediato e riconoscibile.
Con l’ingresso di Orto botanico nel proprio catalogo, Morra Arte Studio amplia la selezione di opere dedicate a Mario Schifano con un lavoro rappresentativo della sua produzione matura e del suo particolare modo di interpretare la natura.
Per consultare le immagini, i dati tecnici e le informazioni relative all’opera, è possibile visitare la scheda di “Orto botanico”.
Per approfondire la biografia dell’artista e scoprire le altre opere disponibili, visita la pagina dedicata a Mario Schifano sul sito di Morra Arte Studio.