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Paesaggio italiano (1968), appartiene al ciclo di lavori eseguiti a partire dalla metà degli anni Settanta che resero celebre Tano Festa, consacrandolo come esponente della Pop Art italiana. L’esecuzione presenta una gamma di fredde tonalità di smalti su tela, mentre l’iconografia è desunta da dettagli paesaggistici del celebre affresco raffigurante la scena biblica del Peccato originale di Michelangelo nella Cappella Sistina.
L’operazione di Festa, in perfetta sintonia con la coeva Pop Art americana, consiste nel prendere un simbolo visivo universalmente noto — dunque “popolare” — e stravolgerlo: appiattirne la consistenza oggettuale, attualizzarlo mediante tonalità squillanti e acide e decontestualizzarlo dal suo ambito d’origine, pur mantenendone la riconoscibilità.
La differenza tra il “popolare” americano e quello italiano, come spiega Festa stesso, è che, per una civiltà giovane e ancora priva di una propria storia come quella americana, le immagini più riconoscibili e visibili sono i volti dei divi del cinema, oltre alle pubblicità dei prodotti di largo consumo, assunti a simboli della società. Diversamente, una nazione ricca di storia e bellezza come quella italiana — e romana in particolare — si identifica e si riconosce spontaneamente nelle grandi opere artistiche del passato, come quelle celebri del maestro rinascimentale.
L’opera, esposta nel 1968 alla Galleria La Bertesca di Genova e pubblicata nel catalogo generale dell’artista, reca inoltre sul retro una dedica, datata 1969: “al poeta con amore dall’umile pittore”. Il destinatario del dipinto, con ogni probabilità, è il poeta omosessuale e amico di Festa Sandro Penna.