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Enrico Baj
I collages policromatici e polimaterici pervasi da una vena giocosa ed ironica, costituiscono l'icona della vena satirica dell'artista milanese.

Gli amanti

Opera del 1990, Enrico Baj caratterizza le sue opere dall'utilizzo del collage e di materiali diversi e sono sempre interpretate attraverso una forte ironia, un effetto grottesco, uno sguardo divertito.

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    Enrico Baj (Milano, 31 ottobre 1924 – Vergiate, 16 giugno 2003), pittore, scultore e saggista italiano. Il suo percorso formativo iniziò al Liceo Ginnasio Giovanni Berchet, ma dopo la seconda guerra mondiale decise di abbandonare gli studi di Medicina presso l'Università degli Studi di Milano.
    Invece, si dedicò con passione alla Facoltà di Giurisprudenza, laureandosi e diventando avvocato. Parallelamente, coltivò la sua vocazione artistica frequentando l'Accademia di Belle Arti di Brera.

    Enrico Baj coltivò rapporti profondi con poeti e letterati italiani e stranieri di spicco, tra cui André Breton, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, Edoardo Sanguineti, Umberto Eco e molti altri.
    Contribuì con le sue illustrazioni alle edizioni di testi classici e moderni.
    Nel 1958, dedicò un'opera d'arte a Carlo Ernesto Accetti, dimostrando la sua profonda ammirazione per lui.

    Nel 1951, presentò la sua prima mostra personale presso la Galleria San Fedele di Milano, in cui espose opere informali.
    Nello stesso anno, insieme a Sergio Dangelo, diede vita al Movimento della Pittura Nucleare, un'importante espressione artistica dell'epoca.
    Nel 1953, in collaborazione con Asger Jorn, fondò il Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista, in aperta critica nei confronti della Scuola di Ulm di Max Bill.
    Nel 1954, Baj e Jorn organizzarono gli Incontri Internazionali della Ceramica ad Albissola Marina, presso le Ceramiche Mazzotti, un evento che vide la partecipazione di rinomati artisti come Lucio Fontana, Emilio Scanavino, Karel Appel, Guillaume Corneille, Roberto Matta, Aligi Sassu, Édouard Jaguer e molti altri.

    Negli anni '50, Baj collaborò con importanti riviste d'avanguardia come Il Gesto, Boa e Phases.
    Nel corso degli anni, la sua passione per la scrittura si intensificò, portandolo a pubblicare numerosi libri, tra cui "Patafisica" (1982), "Automitobiografia" (1983), "Impariamo la pittura", "Fantasia e realtà" con Guttuso e "Ecologia dell'arte".

    Nel 1957, Enrico Baj firmò il manifesto "Contro lo stile" e tenne la sua prima mostra personale all'estero presso la Gallery One di Londra.
    Nel 1959, partecipò alla Prima Rassegna Documento dell'Arte Attuale nel Sud, insieme ad altri 15 pittori, tra cui Franco Palumbo, G. Novelli, A. Perilli e M. Rotella, presso la Galleria San Carlo.
    Lo stesso anno, si unì al Manifeste de Naples.
    Nel 1962, espose a New York nella mostra "The Art of Assemblage", dove ebbe l'opportunità di incontrare Duchamp. Dal 1963 al 1966, trascorse un lungo periodo a Parigi, diventando membro del Collège de 'Pataphysique.
    Nel 1964, ottenne una sala personale alla Biennale di Venezia e partecipò anche alla Triennale di Milano.

    Sempre sensibile alle tematiche sociali, nel 1972 Baj creò un'imponente opera intitolata "I Funerali dell'anarchico Pinelli", in cui riprese le sue caratteristiche figure ispirate a Guernica, così come i suoi personaggi grotteschi e parodistici. Dopo 40 anni, questa opera è stata esposta al Palazzo Reale di Milano nell'estate del 2012.

    Il manifesto e il bando ufficiale del torneo di scacchi "San Giorgio su Legnano" presentano la scultura "Gli scacchi" dell'artista, che da sempre rappresenta il logo dell'evento.
    Come gesto di amicizia verso gli organizzatori del torneo, Baj ha deciso di permettere gratuitamente la riproduzione della sua opera per promuovere la competizione.

    Nel corso della sua vita Baj ha aderito a vari movimenti artistici che hanno fatto la storia del XX secolo: il Nouveau Réalisme, il Surrealismo, la Patafisica, il Movimento Nucleare.
    «Le forme si disintegrano: le nuove forme dell'uomo sono quelle dell'universo atomico. Le forze sono le cariche elettriche.
    La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell'uomo nucleare e del suo spazio.[...] La verità non vi appartiene: è dentro l'atomo. La pittura nucleare documenta la ricerca di questa verità.»


    Baj si distinse per la sua grande versatilità artistica, sperimentando e utilizzando una vasta gamma di tecniche nel corso della sua carriera.
    Dal dripping al collage, ha abbracciato l'uso di diverse modalità espressive, spesso combinandole in modo innovativo.
    Un esempio di questa combinazione è visibile nelle sue opere intitolate "Modificazioni" (1959-1960), in cui ha integrato il dripping, il collage, l'intarsio e l'impiallacciatura.

    Questa fusione di tecniche gli ha permesso di creare opere dall'aspetto unico e ricco di strati visivi e concettuali.

    Nelle "Cravatte" realizzate tra il 1967 e il 1968, Baj ha sperimentato l'uso di materiali plastici, introducendo elementi tridimensionali nelle sue opere.
    Questa innovativa scelta materica ha conferito alle sue creazioni un aspetto moderno e contemporaneo, rompendo con le convenzioni tradizionali dell'arte.

    Un'altra opera significativa che evidenzia la continua evoluzione e l'esplorazione di Baj è "L'Apocalisse" del 1978. In questa creazione, Baj ha concepito un puzzle tridimensionale, riunendo elementi diversi per comporre un'opera d'arte complessa.
    Questo approccio lo ha riavvicinato al mondo del teatro, richiamando le esperienze che aveva vissuto negli anni sessanta, quando aveva sperimentato l'ambiente teatrale e collaborato con registi e scenografi.

    Attraverso la sua sperimentazione costante delle tecniche artistiche, Baj ha dimostrato una profonda curiosità e una volontà di sfidare i limiti convenzionali dell'arte.
    La sua abilità nell'incorporare elementi diversi e nel combinare tecniche disparate ha contribuito a creare un linguaggio visivo unico, rendendo il suo lavoro riconoscibile.

    L'archivio di Enrico Baj è conservato presso l'Archivio del '900 del Mart di Rovereto, testimonianza preziosa della sua eredità artistica.
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