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ARTE e NTF: Era impossibile, lo sapevano, ce l’hanno fatta

ARTE e NTF: Era impossibile, lo sapevano, ce l’hanno fatta

14 Aprile 2023
Sì ce l’hanno fatta, sono riusciti a rendere unico ciò che per sua insita natura non può essere unico, ovvero immagini ed altri elementi digitali che fluttuano liberamente nel web, replicabili in un infinito numero di copie tutte identiche.
Abbiamo visto nel precedente articolo cosa sono e come funzionano gli NFT con questo secondo incontro approfondiremo meglio le implicazioni nel mondo dell’arte e dell’investimento. In sintesi, un NTF è un documento elettronico, assolutamente inalterabile, in cui si dichiara che un individuo possiede una copia unica e insostituibile di un “bene digitale”. (nell'NFT possono essere incorporati: testi, immagini, foto, video, smart contract, ecc)
Tutti i documenti su internet possono essere copiati infinite volte, ma ce ne sarà uno e uno solo con il token originale, caratteristica che lo rende per così dire “unico”.
Per rendere meglio l’idea, pensiamo al valore che può avere una generica figurina di Diego Armando Maradona riprodotta in migliaia di copie, rispetto a un singolo esemplare della figurina che però riporta la firma autografa dello stesso Maradona.

Possiamo considerare l’NTF come l’equivalente digitale di una generica figurina, ma resa unica e preziosa da una firma autografa.


Pertanto possedere un NFT non certifica assolutamente di essere il fruitore unico del contenuto digitale al quale è legato, ma solo di essere il possessore dell'originale: la copia delle copie.
Quello che a prima vista può sembrare un ironico paradosso, in realtà svela l’arcano della rarità nel mondo finanziario.
Nell’investimento speculativo infatti, possedere un bene unico ha come scopo principale la concentrazione di ingenti capitali.
Non interessa il bene fisico in sé, ma solo il suo valore finanziario garantito in primis dalla sua ”unicità”: tutto ciò che gli sta intorno, l’opera in sé, può diventare uno scomodo intralcio, un inutile fardello. L’opera d’arte usata come forma di investimento è quella che garantisce la più alta concentrazione di valore finanziario in un singolo bene.
Ma tutti i beni d’investimento hanno un costo di gestione più o meno proporzionato al valore del bene stesso che, nel nostro caso, è l’opera d’arte, che va custodita, conservata, manutenuta, protetta, trasportata con costi a volte notevoli. L’opera fisica è suscettibile di furti, di revisioni di paternità ecc.
Con l’NFT si eliminano completamente tutti questi problemi si va dritti al sodo, ovvero un’entità in grado di garantire e certificare in maniera forte ed inalterabile degli assetti di proprietà ad altissimo valore finanziario con costi di gestione pari quasi a zero.
É in questo apparente pregio però che si nasconde l’insidia più pericolosa: aver minimizzato o addirittura eliminato dall’investimento la componente materiale, l’opera fisica che ne sostanziava l’unicità, non fa che rendere questi beni estremante deboli e inconsistenti.
Ma è soprattutto il tentativo di bypassare tutto l’apparato culturale che da sempre sostanzia e infonde valore all’arte a rischiare alla lunga di invalidare completamente gli investimenti fatti in questi settore.
Come per tutti i beni artistici e non, il valore di un NFT è dato dalla valutazione collettiva del mercato, ovvero dal prezzo che sono disposti a pagare i potenziali compratori.
Se nel mondo dell’arte reale questa valutazione collettiva è sostenuta e garantita dalla vastissima platea di operatori del mondo dell’arte: gallerie, musei, fiere, collezionisti e da un florido mondo culturale composto da critici, storici, riviste ... nonché dagli artisti stessi, nell’indistinto e caotico mondo del web e degli NFT , chi assolve a questo compito?

A giudicare da un primo sguardo si direbbe nessuno, si ha l’impressione di una follia collettiva innescata da alcune vendite milionarie, con il forte sospetto che si tratti di operazioni pilotate ad arte a puri fini speculativi.


Il mercato NFT oggi è guidato dalle comunità, appassionati seguaci della code-generated art, ancor più che degli artisti individuali intenti a vendere le loro opere tokenizzate.
Sono loro a sviluppare le regole sulla determinazione di cosa sia prezioso e di valore, e l’aspetto preponderante è proprio l’appartenenza ad una community che condivide un progetto esperienziale all’interno del quale si creano interazioni e gerarchie di valore.
Le opere sono esclusivamente native digitali: video, immagini o icone che attingono perlopiù al mondo cyberpunk. Allo stato attuale l’investimento in NTF a contenuto artistico appare estremamente rischioso, è una realtà dal futuro incerto, soprattutto perché nasce inseguendo tendenze che nulla hanno a che vedere con l’arte, come il gaming ed il collezionismo digitale.
Attualmente il grosso degli investimenti in NFT è tutto concentrato su questi due settori e solo modeste quote sono ascrivibili al mondo dell’arte.
Unico settore che a prima vista potrebbe avvalorare l’investimento in NFT è il metaverso, ovvero quei mondi virtuali che replicano in tutto e per tutto le dinamiche della vita reale, che si prevede domineranno il web a breve.
Si tratterà di sistemi chiusi a gestione centralizzata e sarà quindi facile far valere il diritto di proprietà di beni certificati dagli NFT.
Possedere l’esclusiva digitale di un’opera importante e universalmente riconosciuta consentirà presumibilmente al possessore di utilizzarla (stavolta in esclusiva) all’interno di questi ambienti circoscritti, e magari monetizzare in qualche modo.
Nel 2021 la Galleria degli Uffizi ha venduto l’esclusiva digitale di un'importantissima opera di Michelangelo, il Tondo Doni, per centoquarantamila euro.
Chissà... forse un domani in qualche mondo digitale parallelo potrò ammirare le opere di Michelangelo, o noleggiarlo per una festa, pagando però con soldi "veri"...

Nel prossimo articolo approfondiremo le interazioni possibili tra NFT e arte tradizionale.
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